La leggenda del Primitivo
In una lontana Estate, Maurizio Lastrico (Bob), si reco' nella desolata frazione di Casanova, ai piedi del Forte Diamante, per una partita di pallavolo. Li' conobbe un ragazzo alto barbuto e scimmiesco. I suoi capelli erano lunghi e fonati, i suoi modi animaleschi, ma distinti e fascinosi. Aveva una passione per lo sport, le sfide e l'avventura. I due un giorno decisero di intraprendere un mistico viaggio alla ricerca di se stessi nel lontano nord; quindi presero i loro due cinquantini sminchiati e partirono. Quando tornarono (parecchie mezz'ore dopo) i due erano diventati amici inseparabili. Entrambi appresero l'uno dall'altro mantenendo pero' la loro individuale genuinita'. In quei giorni il Primitivo lascio' i boschi e le caverne per ritornare nel mondo abitato e portare la sua filosofia di vita, le sue credenze, la sua musica.
L'ambiguita' di Damocle
Damocle ebbe l'onore di essere il primo allievo del Primitivo, che all'epoca divideva il vincolo sentimentale con sua sorella. Quando il rapporto dei due si incrino' egli non ebbe piu' la forza di mantenere la serieta' per piu' di mezz'ora al giorno. Tutti lo consideravano un idiota e lo malmenavano. Un giorno cadde dalla bicicletta e si maciullo' mezzo braccio, in una gara clandestina in Croce di Via. Passo' un anno a compatirsi ed avere pena di se stesso, ma la sua passione per la musica e per la danza lo fecero risorgere come una fenice dalle proprie ceneri. Stupi' tutti quanti per la sua maestria ritmica e il suo vellutato senso ironico con cui si affronta la vita. Inverti' le regole del buon senso dando prova in ogni luogo della sua ambiguita' sessuale. Ancora oggi esibisce il suo scroto dovunque. Ma non esiste luogo in cui Damocle e la sua spada non abbiano un totale rispetto.
Penelope Truz l'africano
Nel periodo del liceo c'era un ragazzo che faceva impazzire tutte le mantrucchie di ogni dove. Coroncina in testa, giubbino in tiro e ascelle depilate. Egli non riusciva neanche a contare i limonamenti che, con scioltezza, faceva. Il suo campo da battaglia era la discoteca e il suo urlo di attacco era il "Parumpampero". Tutto filava liscio e spensierato finche' un bel giorno davanti al Cezanne vide una strafiga spagnoleggiante dal culo mandolinico e le disse con strafottenza: "Ehi chica tieni el poto giusto per darme tanto gusto!" Lei si giro' e gli disse di cercare tutte le verità in Africa. Fece un forte sospiro e gli scaglio' incontro una dozzina di ecuadoriani incazzati. Quando usci' dall'ospedale parti' per il continente lontano dove stette per molti anni. In nome di quella bella latina il ragazzo prese il nome di Penelope Truz. Quando torno' dall'Africa era profondamente cambiato... Non beccava piu' figa, non si lavava piu' e non sapeva neanche piu' comunicare con la bocca. La sua parola era diventata il ritmo tribale di un tamburo africano.
Giancane: Colui che viene dal ghetto
Nella periferia della metropoli un ragazzo girava solitario con un walkman nelle orecchie e un passo convinto. Il suo fisico era massiccio, i suoi piedi mastodontici e i suoi capelli svolazzavano nel vento come mille serpenti inferociti. Qualsiasi persona incrociasse lo salutava con profondo rispetto ma mai un briciolo di confidenza. Tutte le persone che lo schernivano avevano una triste fine, si perche' egli aveva la forza di quaranta gatti persiani sommata alla cattiveria di diciotto lucertole dell'Illinois. Ogni volta che menava a sangue qualcuno il giorno seguente si faceva un piercing con le proprie mani, in memoria del magnifico evento. Quando giunse al numero di trenta piercing decise che la sua guerra era terminata, quindi prese della benzina e diede fuoco al suo amato walkman, si compro' una Ford Focus e fece domanda al Porto di Genova come camallo. Questa era la storia di Giancane.
Engrigua, l'ebreo mormone
Enrigua nacque nel borgo di Pallareto vicino al distretto di San Bernard des Touraces nelle sterminate vallate di Saint All Cheis (Sant’Olcese). I suoi genitori di origine semitica abbracciarono la fede mormona fondamentalista e ripudiarono ogni tipo di evoluzione tecnologica. Fin da piccolo subi' le torture e i maltrattamenti applicatogli dai suoi capi gruppo (Boy Scout). Un giorno, casualmente, giunse in un tabacchino dove un vecchio, fumandosi una sigaretta rollata, strimpellava una canzone dei Pennywise. Gli piacque il sound e per ringraziare il saggio spese tutti i suoi risparmi in scorte di tabacco. Compro' inoltre un merdone di batteria e si chiuse in una baracca per sei lunghi mesi a fumare e suonare. Durante quel periodo di isolamento gli crebbe una barba intagliabile e la sua mimica prese tratti sconcertanti... Adesso Enrigua costruisce crocifissi in legno, suona nei Cinebrivido e aspetta l'alba di un nuovo giorno per la sua triste vita sentimentale.
I dieci Cinecomandamenti:
- Noi siamo un fottuto gruppo di merda quindi ti conviene cercare buona musica altrove.
- Se siamo il tuo gruppo preferito troverai le ragioni e i perche' dopo una complessa psicoanalisi.
- Cerca di divertirti sempre e comunque tanto morirai dopo una vita colma di delusioni e tristezza.
- Il libero arbitrio e' una cagata! Ogni tanto qualcuno ci mette la manina sul tuo cammino... Quindi alza gli occhi verso il cielo e chiedi una spiegazione (possibilmente con calma e senza turpiloquio).
- Onora tuo padre e tua madre, loro difficilmente saranno onorati di avere te come figlio.
- Non uccidere con le tue mani, usando il tuo pensiero e la tua mente diabolica puoi fare ancora piu' male.
- Non dire falsa testimonianza, l'intero universo lo fa gia' per te.
- Hai degli organi genitali? Allora usali come meglio vuoi e puoi rispettando gli altri... Ma tanto se ascolti i Cinebrivido sarai sicuramente un segaiolo come noi.
- Non desiderare le donne dei Cinebrivido. (Donne, ma che cosa saranno poi, io non ne ho mai vista una da vicino...)
- Non desiderare la roba d'altri ma se ti serve fai uno squillo a Penelope e ci pensa lui.